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L'angolo azzurro di Mario De Carlo
- Tiriamo le somme
mag 14 2012 13:39
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feb 22 2012 11:50 | V for V in Calcio Napoli
Napoli-Chelsea, la rassegna stampa italianaIl Napoli inventa una trama da deliri. Comincia tremando, termina in una Napoli che l’emozione fa impazzire e cantare, altra indimenticabile notte europea. Si presenta sfilacciato, persino pavido, poi i suoi lampi di gioco diventano sempre più frequenti fino a bruciare il Chelsea e forse il pallido Villas Boas. Il 3-1 chiede un’altra impresa a Londra. Ma nella storia infinita c’è un attimo fatale. È un cambio di scena. Un sipario che si rialza. È una luce che finalmente esplode. Ecco, quando Campagnaro sale a destra e con una pennellata obliqua trova lontano sul secondo palo Cavani, abile più di un mimo, a spingere come una sberla di vento la palla del raddoppio. È il momento che cancella i dubbi su una scelta molto discussa: ancora una volta Mazzarri ha preferito Campagnaro a Grava, che sembrava l’omino giusto per Mata. Dubbio riesploso dopo il primo gol di Mata e le prime incertezze di Campagnaro, in un disagio segnalato dal cappuccio bianco, intorno al capo ferito e fasciato.
Da quel momento tutto è sembrato lontano. Si è riaperto lo scontro su ritmi diversi: per troppo tempo il Napoli aveva sofferto nella più blanda velocità degli inglesi. Il sottoritmo, si sa, avvantaggia chi è più tecnico. Sono apparse futili le recite dell’ultim’ora. Gli inglesi che raccattano in albergo un foglio con squadra sbagliata: chi metteva in giro false notizie, il Chelsea? O è stato solo uno scoop imperfetto? Ci si è messo anche il Napoli: Mazzarri squalificato vedrà la partita in albergo, si sente dire. Un giovane dirigente si è preoccupato di non smentirla. Si è pensato davvero di vincere così? Signori, è la Champions. Il record di incasso invece ne rende subito la dimensione e il fascino, alla pari dei prezzi. Lunari. Tre milioni e mezzo senza vendere tutti i biglietti. Roba da Europa straricca.
Villas Boas, smunto e tesissimo nel suo impermeabile da modello, ha tentato di nascondere le decisioni, vero o falso quel foglietto. Ha scelto solo il massiccio Drogba tra i suoi oppositori. Poi, solo fedelissimi. Il portoghese Bosingwa inserito in difesa ha sentito forte il senso della missione da ritirarsi subito, per restituire il posto a Ashley Cole di certo più utile con le sue incursioni sulla sinistra, ma in affanno nelle chiusure su Maggio. A destra, in parallelo, Ivanovic con lo stesso furore. Ma la coppia centrale Luiz-Cahill nel confronto con Cavani ha aperto gli squarci fatali delle difese inglesi, massicce ma lente.
Peccato che il Napoli abbia a tratti rivelato errori, pause, tremori. Una costruzione macchinosa nel primo tempo per lo choc del gol subìto da Mata, ma anche per la maggiore fluidità dell’inedito centrocampo assemblato da Villas Boas: l’inatteso Malouda tra il fidato Ramires e Meireles, con la sorprendente esclusione di Lampard entrato di malavoglia nel finale. I tre hanno premiato solo a intervalli l’intuizione di Villas Boas coordinandosi con il sempre insidioso spagnolo Mata, guizzante come si sapeva, ma lasciato troppo libero nelle sue diaboliche conversioni. Il Napoli ha risposto con due centrocampisti di sicuro livello internazionale: l’autorevole e accigliato Inler accanto a quel gigantesco nano di Gargano, meno con Hamsik che si è poco curato dell’economia del reparto come a Firenze, per esporsi nella ripresa, nella trequarti, in fase quando si sono allargati varchi e distanze.
Il Chelsea non si aspettava un Napoli così reattivo: non sempre coeso, talvolta a disagio in difesa per errori nei movimenti, utile ma spesso lezioso in Zuniga sulla sinistra, è stato micidiale nei suoi assalti. Illogici, estemporanei, brucianti. Cavani e Lavezzi hanno sconvolto le spocchiose strategie difensive inglesi, dimostrando quanto siano devastanti le ripartenze all’italiana eseguite dai più sanguigni sudamericani: i napoletanissimi Cavani, Lavezzi, Gargano.
Antonio Corbo
la Repubblica Napoli
Un altro passo nell'incredibile. Il Napoli che batte 3-1 il Chelsea è qualcosa che, detto sei mesi fa, avrebbe fatto accorrere gli infermieri del 118 e invece è la realtà in un cammino europeo che passa di sorpresa in sorpresa. È il momento della gioia per una città che vive di queste emozioni e si era quasi rassegnata a non poterne più vivere di così intense. Ma l'entusiasmo incontenibile per il successo in rimonta firmato da Lavezzi e Cavani si vena di recriminazioni perchè la qualificazione ai quarti si poteva chiudere già nella ripresa al San Paolo, come ha fatto il Milan contro l'Arsenal. Questione di esperienza. Di cinismo. Sarebbe terribile rimpiangere tra tre settimane a Stamford Bridge il gol sbagliato da Lavezzi sul 2-1 e l'incredibile salvataggio sulla linea sul tiro di Maggio per il quarto gol. Due reti di vantaggio sono abbastanza ma non offrono garanzie anche perché a Londra il Napoli potrebbe incontrare un avversario meno scombinato, probabilmente con un altro allenatore al posto di Andrè Villas Boas che fa quasi tenerezza con quell'aria da bravo ragazzo che non sa farsi ascoltare.
Imbattersi nel Chelsea, oggi, è come trovare mille euro dando un calcio a una pietra. La difesa è un capolavoro di sgangheratezza e non crediamo che sia soltanto per l'assenza di Terry. Mai visti i londinesi in queste condizioni, neppure durante la crisi che portò al siluramento di Mourinho. Il povero Cech ormai gioca con il casco non per proteggersi la testa dai colpi ma per non strapparsi i capelli per la disperazione: il suo sguardo allo stordito Ivanovic, dopo il gol di Cavani, era un colpo di pistola sparato con le pupille. Del resto ci si è dimenticati di cos'era il Porto allenato da Villas Boas. In attacco macinava occasioni, e per questo ha vinto in Portogallo e nell' Europa League. La difesa invece era da luna park: purtroppo per lui ha portato al Chelsea soltanto i carrozzoni del tiro a segno.
Marco Ansaldo
La Stampa
Grande risultato e grande Napoli, a tratti irresistibile. In una serata all’inglese, sotto la pioggia, senza la frusta di Mazzarri, parte bene, va sotto, rimonta in un crescendo fortissimo, poteva essere 4-1 senza il salvataggio di Cole sulla linea (tiro di Maggio). Che nel finale ci fosse ancora uno dei cursori davanti a Cech la dice lunga sulla vitalità di una squadra che in Champions si esalta e regala imprese di cui è piuttosto avara in campionato.
Si parlerà di vittoria del cuore. Giusto, il cuore serve anche a rialzarsi dopo uno scivolone. Il gol di Mata, per quando e come è arrivato, poteva stendere una squadra anche più esperta del Napoli. Dopo due palle-gol respinte da Cech (tiri di Cavani e Maggio), Cannavaro s’ingarbuglia su un facile rinvio, ma non è tutta colpa sua (il pallone rimbalza male sulla linea bianca dei 16 metri) e Mata non sbaglia. E’ qui che appaiono i fantasmi: squadra esperta di qua, inesperta di là. L’esperienza ieri sera valeva meno dello spirito di gruppo. Sottolineato dal sangue perso e dal turbante a cuffia, che faceva sembrare Campagnaro un enorme neonato, dalle corse di Maggio e Zuniga, dalle scorribande di Lavezzi, due gol fatti e uno facile sbagliato, dalla lucidità di Cavani, sempre tra i più utili alla causa, sempre là dove serve che sia, anche in difesa.
La sensazione è che Villas-Boas non abbia azzeccato formazione. A parte gli acciacchi di Terry, che starà fuori a lungo, non s’è capita la rinuncia a Lampard (ha giocato gli ultimi 20’) per Malouda e nemmeno Bosingwa, uscito dopo 10’, per A. Cole. Tenere in campo Drogba fino alla fine, altra scelta incomprensibile. Il Napoli ringrazia, ovviamente. Non ha nemmeno avuto bisogno di picchiare (7 falli commessi contro 19) e s’è preso con coraggio le sue responsabilità. Il numero delle occasioni parla di netta superiorità e di partita sotto controllo. Un rallentamento nel primo quarto d’ora della ripresa ha forse illuso il Chelsea: anche per il Napoli un salvataggio sulla linea (Zuniga), ma tra respinte casuali e palloni persi a centrocampo ci sono le due occasioni per Lavezzi, una sciupata e una no.
Ottimo risultato, al ritorno non sarà una passeggiata ma con le solite armi (contropiede, velocità) il Napoli può fare la sua parte e continuare la corsa in Europa. E magari Hamsik sarà meno flebile. Sono dettagli, anzi il fatto che più d’un giocatore azzurro non abbia disputato la sua partita più bella, aumenta i meriti del gruppo, al di là di quelli di Cavani e Lavezzi. E i demeriti del Chelsea, davvero deludente.
Gianni Mura
la Repubblica
Il Napoli sale sul treno della Champions grazie alla solita - pare una contraddizione, ma non lo è - partita della vita. Solita, certo: quello che Lavezzi e Cavani stanno facendo in Europa è semplicemente lo straordinario piegato a normalità. Eliminare Manchester City e Villarreal era stata già un'impresa da sballo. Questo 3-1 al Chelsea, squadra visibilmente malata ma sempre molto temibile, è un salto oltre un'asticella più alta. L'eliminatoria non è chiusa, ma indirizzata sì perché anche senza Mazzarri in panchina il Napoli non è soltanto entusiasmo, ma anche tattica, intelligenza, capacità di gestione e di freddezza nei momenti chiave. E' possibile che fra tre settimane il Chelsea abbia un altro allenatore in panchina, il destino di Villas Boas dipendeva molto da questa partita. Chiunque ci sia, però, a Stamford Bridge il Napoli è capace di segnare.
Paolo Condò
La Gazzetta dello Sport
Se Villas Boas era l’enfant prodige della panchina allora Mazzarri è un vero e proprio santone. Il Napoli ha vinto e giganteggiato. Una vittoria così netta per espressione di gioco, per qualità individuale e collettiva, per personalità questa squadra non l’aveva mai ottenuta in Champions. Sì, ci sono state altre grandi serate come quella con il Manchester City, sia all’andata che al ritorno, ma questa era la prova di maturità: dopo ventuno anni, una sfida a eliminazione diretta. Cambia tutto, la prospettiva, l’approccio a una gara di 180 divisa in due tronconi. Nel girone ci si può anche distrarre; in queste sfide non si può concedere nulla perché quello che concedi poi alla distanza lo paghi. Il Napoli non ha concesso nulla. Solo una distrazione. E’ andato in svantaggio ed è riuscito a scalare di corsa una montagna, a piedi nudi e senza rampini. Un capolavoro che Mazzarri si è gustato dal suo nascondiglio. Ha vinto la squadra e ovviamente i «tenori»: Lavezzi, straordinario (la gente lo ha acclamato a gran voce e giustamente: «Poco, Pocho!»), un gigante nonostante la sua altezza non sia quella di Drogba, e Cavani, uno che rincorre gli avversari pure in bagno e poi di gran carriera va a far gol. Ma hanno vinto anche gli umili pedalatori, la gente di corsa e di sofferenza come Gargano e Maggio; la gente di «intelletto» e di geometrie come Inler. Hanno vinto Napoli e il Napoli, squadra e tifosi uniti in un grandissimo abbraccio. Sì, questa serata ventuno anni dopo non si può dimenticare. Lavezzi e Cavani l’hanno resa indimenticabile. Ora la prospettiva cambia perché al ritorno si potrà gestire questo vantaggio, con la solita umiltà e caparbietà.
CHOC – Che il Chelsea sia una squadra in questo momento piena di interrogativi lo si è capito sin dalla formazione mandata in campo dal barcollante Villas Boas: fuori Lampard, fuori Essien, soprattutto fuori Terry che oggi probabilmente sarà operato al ginocchio destro. In mezzo alla difesa, dunque, Cahill e David Luiz che sulla velocità qualcosa la cedono agli avversari, soprattutto ad avversari come il Napoli che hanno attaccanti piuttosto rapidi. La chiave era l’aggressione immediata, le verticalizzazioni improvvise, i cambi di gioco per innestare la velocità degli esterni. E poi le invenzioni di Lavezzi, decisive per questa squadra (per ogni squadra) perché l’organizzazione va benissimo ma poi ci vuole anche la qualità e la creatività e la conferma è venuta dal gol del pareggio, nove minuti dopo lo choc del vantaggio di Mata, regalato da un errore banalissimo (Cannavaro, forse tradito dal terreno di gioco, «ciccava» la palla in mezzo all’area con lo spagnolo in agguato (un gioco da ragazzi a quel punto superare De Sanctis in disperata uscita). Il Napoli la partita l’ha fatta e il Chelsea più che dalla prestazione di squadra, è stato tenuto in linea di galleggiamento da un portiere straordinario, Cech (miracoloso in due occasioni, prima su Cavani e poi su Maggio). Il Chelsea è una squadra con poco gioco collettivo, molto forte fisicamente (e alta) che soffre le verticalizzazioni. L’uscita di scena di Bosingwa nel compito elaborato da Villas Boas ha cambiato poco visto che è stato sostituito da Ashley Cole (che avendo un po’ smarrito la velocità dei tempi migliori, ha un po’ sofferto la velocità di Maggio). Ma è squadra abituata a questi climi, esperta, capace di approfittare delle minime sbavature. Che ci sono state. Soprattutto da parte di Paolo Cannavaro, difettoso in alcune chiusure e diagonali (a parte il gol, una autostrada concessa prima a Ivanovic e poi a Meireles). Il Napoli ha il merito di non essersi fatto schiacciare dal peso psicologico di quello svantaggio. Ha subito la robustezza fisica degli inglesi, ma poi ha saputo affondare con la sua arma migliore: la velocità. Perché veloce è stata l’azione al termine della quale Cavani ha appoggiato a Lavezzi per un imparabile tiro a giro dell’argentino. Così come veloce nel suo dispiegamento è quella che ha consentito Inler di mettere al centro un pallone per la «spalla» di Cavani.
ESTASI – Il Chelsea migliore lo si è visto nei primi venti minuti della ripresa, quando la squadra di Villas Boas ha fatto girare la palla con maggiore velocità favorendo gli inserimenti degli esterni. E quella è stata la fase più delicata anche perché la pressione di è fatta consistente e con tutta quella gente alta e quei palloni in area il pericolo (e l’errore) poteva essere in agguato. Un terzo gol a quel punto avrebbe potuto cambiare l’andamento. Lavezzi prima lo sprecava poi, al 20' lo realizzava dopo un ottimo lavoro di Cavani e un pessimo lavoro di Juan Mata e David Luiz (e anche di Cech che si produceva in un’uscita al di sotto della sua fama). Porta vuota e semplice realizzazione. Sarebbe potuto venire anche un quarto gol se Cole non avesse salvato sulla linea una conclusione di Maggio. Ma può andare bene anche così: a Londra ci si potrà divertire.
Antonio Maglie
Corriere dello Sport
Difficile da dimenticare un Napoli così. Al di là della vittoria bella ed emozionante, è il modo che impressiona, è quel non riuscire a staccare per un attimo lo sguardo dal campo di gioco perché di partite così, di questi tempi, se ne vedono poche. Lavezzi ci mette la firma e pure lo svolazzo, prova un pallonetto dei suoi, fa l’incursore vero, ma è tutta la squadra a convincere. Uno può pure segnare tre gol al Chelsea dopo averne subito uno, e tirare a campare. Si può pure pensare: guarda questi, Drogba più Mata più Sturridge più Ramirez. E temerli. E invece, da subito, una cosa è stata chiara: che Cavani e compagni hanno deciso di giocarsela, tutta e fino in fondo, e vincesse il migliore. Il migliore ha vinto, e poteva pure finire 7-5. Era una partita molto delicata, da affrontare senza frenesie. Si trattava di alzare il ritmo all’improvviso e di colpire con le punte, come con la Fiorentina che però non è il Chelsea. E difatti i «blues» si sono rivelati molto pericolosi nell’assalto finale. Unico appunto da muovere ai padroni di casa: troppi attacchi in superiorità numerica buttati via, per precipitazione. Belli e chirurgici quindi no, ma belli e basta sì. Resta da capire come una squadra in grado di giocare a questi livelli col Chelsea oggi – e col Manchester City e il Bayern ieri – abbia fatto tanta fatica in campionato: forse l’enigma può scioglierlo solo Mazzarri, che nel suo stadio ha fatto, come tutto il Napoli, un figurone. Un martedì grasso, dunque, dopo astinenze durate troppo a lungo. Ora si va a Londra ed è difficile immaginare il Napoli eliminato. L’attacco partenopeo è superiore alla difesa britannica. Tutto si deciderà negli equilibri (o squilibri) di centrocampo e dal tempo che Lavezzi impiegherà a trovare la posizione giusta.
Toni Iavarone
Il Mattino
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